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Campane

La costruzione delle campane

Mantenere la fedeltà alle origini è, nella fusione di una campana, una indiscutibile prerogativa dell’azienda. Il processo di lavorazione è rimasto immutato e affidato ancora ad abili artigiani che lo eseguono come fosse un rito. Questo ci permette di creare singole campane e concerti perfetti per accordo ed armonia nell’ordine di un sedicesimo di tono. La prima operazione è la costruzione di un’anima in mattoni d’argilla che viene ricoperta da uno strato di creta definita falsa campana e che costituisce il suo profilo interno. Sulla sua superficie, ben levigata, si applica la cera, su cui vengono incise le didascalie, iscrizioni, ecc. Si ricopre la superficie con un ulteriore strato di creta che costituisce il mantello o camicia della campana. Infine, viene eseguita la cottura, definita a cera persa, bruciando carbone di legna all’interno dell’anima; sciolta la cera, resteranno impresse le iscrizioni al negativo sulla camicia, la quale può essere sollevata e posta sull’anima di mattoni una volta distrutta la falsa campana.

Nell’intercapedine che si formerà verrà colato bronzo fuso ad una temperatura di 1150/1200°C. Il metallo viene filtrato con speciali filtri in ceramica fine che sono stati ideati per ottenere getti di qualità. Alcuni tra i più importanti requisiti dei filtri sono la tenuta meccanica a vantaggio della sicurezza e la struttura filtrante a nido d’ape che presenta un notevole potere filtrante. Secondo la legge della meccanica dei fluidi, il metallo fuso, costretto in luci di transito di piccola sezione cade secondo un moto vorticoso favorendo la separazione delle particelle solide che per attrazione aderiranno alla superfice interna del transito e non andranno ad ostruire la sezione originale. L’ubicazione più indicata per salvaguardare il metallo pulito da contaminazioni è all’entrata della forma.

IL metallo si raffredderà molto lentamente dando vita alla campana. Una volta rotto lo stampo,per fare di ogni campana un pezzo unico, la campana sarà pronta per le rifiniture e per il collaudo musicale.

    Meccanica e dinamica delle campane

    La forma dell’incastellatura deve permettere liberamente l’intera oscillazione richiesta. La spinta orizzontale è assorbita dall’incastellatura relativamente pesante, poggiata senza ancoraggio su piastre ammortizzanti disposte nel solaio massiccio dell’incastellatura, evitando così la trasmissione delle vibrazioni all’interno della chiesa. La nostra organizzazione, determinata da un’antica esperienza nel settore, assicura l’assistenza e la risoluzione di ogni problema.

      Storia delle campane

      C’è qualcosa al mondo la cui nascita possiamo dire, è rimasta immutata nel tempo e la cui materia ha assunto per questo reconditi significati morali: è la campana. Richiamo delle genti, monito di Dio, essa ha assunto nella vita dell’uomo e nelle varie culture significati solo un apparenze distanti. Con il loro tintinnio assolvevano a funzioni protettive ed evocative delle divinità, con lo scopo di allontanare le forze del male ed avvicinare quelle del bene. Già presso gli Ebrei esistevano i “tintinnabula”, piccoli campanelli che ornavano la veste sacerdotale; esistevano anche presso i Romani e si ergevano sugli edifici pubblici per segnare l’ora delle funzioni pubbliche. Su chi sia stato però l’inventore della prima campana e dei campanili ferve ancora grave questione fra gli eruditi.

      Senza soffermarci su di essa, possiamo affermare che è fama che sia stato S. Paolino da Nola, nel 420, ad ingrandire i campanelli sospendendoli ad una torre e servendosene per usi sacri. La torre, o campanile; era di forma perfettamente quadra, con 18 palmi di larghezza per ogni lato, 100 palmi di altezza e tre ordini di finestre, l’una rispondente all’altra ed alle quattro parti del mondo. Fu eretta accanto al sacrario della basilica di S. Felice in Pincis. Il primo campanile e la prima campana della cristianità furono dunque fatti a Nola; infatti “Nolanae” in principio fu definita la campana e “Nolarium” il campanile, così come lo nominò il Pontefice Urbano VIII. Fu in seguito il venerabile Beda ad usare il termine “Campana” ricavato dalla terra di origine dello strumento più meliodoso che il mondo avesse mai conosciuto e che l’uomo avesse mai prodotto con estenuante fatica.

      Nel 550 la campana era già diffusa in tutta Italia e di li a poco si diffuse in tutto l’Occidente. L’uso delle campane considerate ormai simbolo di Cristianità, è definito nei seguenti esametri: Laudo Deum verum, plebem voco, congrego clerum, defunctos ploro, nymbos fugo, festaque honoro. Ossia: Lodare Iddio, chiamare il popolo, cogregare il clero, piangere i defunti, allontanare le procelle, onorare le feste.

        Ultimi lavori di campane

        Trani

        Concerto N° 08 Campane in DO.
        Parrocchia “San Magno Vescovo”

        Foggia

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        Manfredonia

        Campania

        Lamezia

        Concerto di 5 Campane in LAb.
        Complesso Parrocchiale Sn Benedetto.

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